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SCONTRO AL VETRIOLO SU LA7: LILLY GRUBER ATTACCA MELONI SULLA RIFORMA GIUSTIZIA, MA PAOLO MIELI LA DIFENDE E METTE KO TUTTA LA TRASMISSIONE! 🔥⚡ Studio di “8 e mezzo” in fiamme: Lilly Gruber scatena la tempesta, scarica accuse durissime contro Giorgia Meloni e la sua riforma della giustizia!

SCONTRO AL VETRIOLO SU LA7: LILLY GRUBER ATTACCA MELONI SULLA RIFORMA GIUSTIZIA, MA PAOLO MIELI LA DIFENDE E METTE KO TUTTA LA TRASMISSIONE! 🔥⚡ Studio di “8 e mezzo” in fiamme: Lilly Gruber scatena la tempesta, scarica accuse durissime contro Giorgia Meloni e la sua riforma della giustizia!

LOWI Member
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Roma, 6 febbraio 2026 – La puntata di “8 e mezzo” andata in onda ieri sera su LA7 passerà alla storia come uno degli scontri televisivi più feroci e memorabili degli ultimi anni. Al centro della tempesta: la riforma della giustizia targata Nordio, accusata da Lilly Gruber di essere “un regalo alle mafie e un attacco alla Costituzione”. Ma è stato Paolo Mieli, con la sua calma glaciale e la sua capacità di smontare pezzo per pezzo ogni argomentazione, a trasformare la trasmissione in un trionfo personale, lasciando Gruber senza parole e l’intero studio in evidente imbarazzo.

La conduttrice ha aperto la serata con un monologo durissimo: «Questa riforma non è modernizzazione, è smantellamento. Si riducono i reati di corruzione, si limita l’uso delle intercettazioni, si accorciano i termini di prescrizione. È un messaggio chiaro alle organizzazioni criminali: potete tornare a lavorare tranquilli». Gruber ha poi invitato in studio il ministro Nordio (in collegamento) e Paolo Mieli, direttore del “Corriere della Sera” e storico osservatore della politica italiana.

Nordio ha provato a difendere il provvedimento: «Vogliamo processi più rapidi, meno carceri preventive abusive, più garanzie per gli indagati. La giustizia lenta è giustizia ingiusta». Ma Gruber non gli ha lasciato spazio: «Ministro, lei sa meglio di me che l’Italia ha il record europeo di prescrizioni. Ridurre ulteriormente i termini significa regalare l’impunità a chi ha i soldi per pagare avvocati capaci di far trascorrere il tempo». Il tono era già acceso, ma è stato quando è intervenuto Mieli che la trasmissione è esplosa.

Il giornalista ha preso la parola con la sua solita pacatezza: «Lilly, lei parla di regalo alle mafie. Ma mi permetta di ricordarle alcuni numeri. Nel 2023, in Italia ci sono stati 1.200 procedimenti per corruzione finiti in prescrizione prima della sentenza. Il 68% dei processi penali dura oltre 5 anni. Questo non è un sistema che combatte la mafia: è un sistema che la protegge con la lentezza». Gruber ha provato a interromperlo: «Ma lei difende una riforma che toglie strumenti investigativi!». Mieli ha alzato leggermente la voce, cosa rarissima per lui: «No, Lilly.

Tolgo strumenti che, nella stragrande maggioranza dei casi, servono a tenere in carcere per anni persone poi assolte. Lei chiama questo “lotta alla mafia”. Io lo chiamo garantismo costituzionale».

Il-preżentatriċi Taljana Lilli Gruber insterqet f'Ruma

A quel punto Gruber ha perso le staffe: «Garantismo? Questo è garantismo per i potenti! La mafia ringrazia Nordio e Meloni ogni mattina!». Mieli ha sorriso freddamente: «La mafia ringrazia soprattutto chi mantiene un sistema in cui il 92% dei reati resta impunito per prescrizione o perché il processo non inizia mai. Lei vuole combattere la mafia con le intercettazioni infinite o con processi rapidi e sentenze certe? Io scelgo la seconda».

Il colpo decisivo è arrivato quando Mieli ha tirato fuori i dati: «Nel 2024, l’Italia ha speso 9 miliardi di euro in giustizia. Il 42% di quel denaro è andato a pagare processi che poi finiscono in nulla. Vuole sapere chi ringrazia davvero la criminalità? Il sistema che lei difende con le unghie e con i denti». Gruber ha tentato di rilanciare: «Ma lei sa che Nordio vuole limitare l’abuso d’ufficio, reato che ha colpito tanti amministratori locali innocenti?». Mieli ha annuito: «Esattamente.

E sa quanti sindaci e assessori sono stati indagati per abuso d’ufficio negli ultimi dieci anni? Oltre 4.500. Quanti condannati in via definitiva? Meno del 4%. Questo non è giustizia: è persecuzione giudiziaria mascherata da moralismo».

Lo studio è rimasto in silenzio per diversi secondi. Gruber ha provato a chiudere: «Quindi secondo lei la riforma è perfetta?». Mieli ha risposto con un tono quasi paterno: «Non è perfetta. Ma è necessaria. E chi la attacca senza proporre alternative concrete sta semplicemente difendendo lo status quo. Uno status quo che fa comodo a molti, ma non agli italiani onesti».

La trasmissione è finita con un’atmosfera pesante. Gruber ha tentato di avere l’ultima parola, ma la sua voce è risultata flebile rispetto alla solidità argomentativa di Mieli. Sui social la reazione è stata immediata: #MieliVsGruber è diventato trending topic numero uno in Italia per ore. Molti utenti hanno condiviso spezzoni della replica di Mieli definendola «una lezione di giornalismo e di diritto». Altri hanno accusato il giornalista di essere «troppo morbido con il governo». Ma il consenso più diffuso è stato uno: Mieli aveva messo ko l’intera trasmissione.

Il giorno dopo, Giorgia Meloni ha twittato: «Grazie a Paolo Mieli per aver ricordato che la vera lotta alla mafia si fa con processi rapidi e giustizia efficiente, non con slogan e intercettazioni a vita». Nordio ha rilasciato una nota: «Le parole di Mieli confermano che la riforma è nell’interesse dei cittadini, non delle corporazioni».

Gruber, dal canto suo, ha postato un messaggio su Instagram: «Continuerò a fare il mio lavoro, anche quando mi attaccano con i numeri. La verità non si piega ai grafici». Ma il danno d’immagine era fatto.

Lo scontro di ieri sera non è stato solo un dibattito televisivo. È stato il momento in cui il garantismo di matrice liberale, rappresentato da Mieli, ha messo all’angolo la retorica giustizialista che da anni domina gran parte del centrosinistra italiano. E ha dimostrato, ancora una volta, che Giorgia Meloni ha trovato un alleato formidabile non solo in Parlamento, ma anche nelle stanze della cultura e del giornalismo che contano.

Ora la riforma Nordio continua il suo iter parlamentare, ma il clima è cambiato. Non si discute più se sia giusta o sbagliata in assoluto: si discute se sia possibile mantenere lo status quo. E su questo terreno, ieri sera, ha vinto Paolo Mieli.