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L’ORRIBILE esecuzione pubblica dell’amante del dittatore: le ultime parole cieche e fanatiche di Clara Petacci mentre moriva accanto a Mussolini (AVVERTIMENTO SUL CONTENUTO: DESCRIZIONE GRAFICA DELL’ESECUZIONE).

L’ORRIBILE esecuzione pubblica dell’amante del dittatore: le ultime parole cieche e fanatiche di Clara Petacci mentre moriva accanto a Mussolini (AVVERTIMENTO SUL CONTENUTO: DESCRIZIONE GRAFICA DELL’ESECUZIONE).

LOWI Member
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La storia di Clara “Claretta” Petacci è una delle pagine più sconvolgenti e controverse della fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa. Il suo nome sarà per sempre legato a quello di Benito Mussolini, non solo come la sua amante più fedele, ma come una donna la cui assoluta devozione la portò a condividere il destino più brutale del dittatore fascista italiano. La sua esecuzione e la successiva profanazione pubblica del suo corpo non furono solo un atto di vendetta politica, ma anche un simbolo del collasso morale, sociale e umano che accompagna il crollo dei regimi totalitari.

Nata il 28 febbraio 1912 a Roma, Clara Petacci è cresciuta in una ricca famiglia borghese. Suo padre, Francesco Petacci, era un rispettato medico che servì il Vaticano come medico di Papa Pio XI. Educata nelle scuole religiose, Clara ricevette un’educazione tradizionale, improntata alla disciplina, alla religione e alle aspettative sociali di una giovane donna italiana del suo tempo. Fin da piccolo mostra interesse per l’arte, la musica e il cinema, sognando una vita diversa, magari più vicina allo spettacolo che alla politica.

Quel percorso cambiò radicalmente nel 1932, quando appena ventenne conobbe Benito Mussolini in un incontro fortuito sulla spiaggia di Ostia. Il dittatore, già consolidato al potere, era per molti italiani una figura quasi mitica. Per Clara quell’incontro divenne un’ossessione. Non nascose la sua ammirazione né il suo fascino e iniziò a scriverle lettere appassionate che rivelavano una devozione profonda, quasi malaticcia.

Col tempo Mussolini rispose a questo fervore e nel 1936 Clara Petacci divenne ufficialmente la sua amante, nonostante lui fosse sposato e lei avesse avuto un breve matrimonio.

Da allora in poi la sua vita ruoterà esclusivamente attorno al Duce. Stabilì la sua residenza nei pressi di Palazzo Venezia, sede del potere fascista, e godette di privilegi che suscitarono invidia e risentimento. Tuttavia, questa vicinanza non è stata priva di umiliazione. Mussolini intrattenne molteplici rapporti, trattandola spesso con freddezza e disprezzo, mentre Clara accettò silenziosamente, convinta che la sua missione fosse restare al suo fianco ad ogni costo. Nei suoi diari, che verranno poi alla luce, registrò questo rapporto sbilanciato, segnato dalla sottomissione e dal sacrificio personale.

Il regime fascista iniziò a sgretolarsi nel 1943. Le sconfitte militari, l’avanzata degli Alleati e il crescente malcontento interno portarono alle dimissioni di Mussolini il 25 luglio dello stesso anno da parte del Gran Consiglio fascista. Arrestato per ordine del re Vittorio Emanuele III, sembrava che la sua storia fosse giunta al termine. Tuttavia, l’intervento tedesco cambiò il corso degli eventi. Nel settembre 1943 un commando guidato da Otto Skorzeny salvò Mussolini dalla prigione del Gran Sasso.

Poco dopo, con l’appoggio di Adolf Hitler, venne creata la Repubblica Sociale Italiana, uno Stato fantoccio con sede a Salò, nel nord del Paese.

Clara Petacci non ha esitato a seguirlo. Lasciò Roma e si trasferì a Salò, dove rimase con Mussolini durante gli ultimi e più caotici mesi del fascismo italiano. Il paese era impantanato in una sanguinosa guerra civile tra fascisti e partigiani, mentre i bombardamenti alleati devastavano intere città. In quel contesto Clara non era una semplice spettatrice. Diverse testimonianze indicano che cercò di influenzare decisioni e nomine politiche, il che accrebbe ulteriormente l’odio che molti provavano nei suoi confronti.

Alla fine dell’aprile 1945 la fine era inevitabile. Le truppe alleate avanzavano rapidamente da sud e la resistenza fascista si stava sgretolando. Il 25 aprile Mussolini lasciò Milano, sperando di fuggire in Svizzera. Travestito da un’uniforme tedesca e accompagnato da Clara Petacci, si unì a un convoglio di soldati nazisti in ritirata. Tuttavia, il 27 aprile, il gruppo fu intercettato dai partigiani comunisti della 52ª Brigata Garibaldi nei pressi di Dongo, sulle sponde del Lago di Como.

Mussolini fu riconosciuto e arrestato. A Clara è stata offerta la possibilità di separarsi da lui e salvarle la vita, ma lei ha rifiutato categoricamente. Secondo diversi testimoni, pronunciò una frase che segnò il suo destino: “Se muore lui, muoio anch’io”. Quella decisione, frutto di assoluta lealtà, la portò direttamente alla morte.

Il 28 aprile 1945, su ordine del Comitato di Liberazione Nazionale, il comandante partigiano Walter Audisio, detto colonnello Valerio, giustiziò Mussolini e Clara Petacci nei pressi della località di Mezzegra. Mussolini fu fucilato per primo. Clara, aggrappata al suo corpo, venne colpita dalla raffica di mitragliatrice. Insieme a loro furono giustiziati senza previo processo altri quindici dirigenti fascisti.

La violenza non è finita con la morte. I corpi furono caricati su un camion e portati a Milano. Il giorno successivo, 29 aprile, furono impiccati a testa in giù in piazzale Loreto, presso un distributore di benzina della Esso. Il luogo non era un caso: proprio lì, un anno prima, i fascisti avevano giustiziato quindici partigiani, lasciandone esposti i corpi come monito. Adesso la storia veniva ribaltata con implacabile crudezza.

Per ore nella piazza si è radunata una folla inferocita. I corpi di Mussolini e Petacci furono picchiati, sputati, lapidati e profanati. Furono sparati proiettili contro i cadaveri, gettarono loro addosso verdure marce e alcuni addirittura urinarono su di loro. Nel caso di Clara la violenza ha assunto una dimensione particolarmente inquietante. La sua gonna si è alzata durante l’abuso, esponendo il suo corpo. Secondo i racconti, una suora presente sulla scena ha deciso di trattenerla con uno spillo per preservare un minimo di dignità in mezzo all’orrore.

Le immagini di quel giorno fecero il giro del mondo e divennero uno dei simboli più suggestivi della fine del fascismo. Per molti italiani si è trattato di un atto di giustizia tanto atteso. Per altri, un episodio di barbarie che mostrava fino a che punto la guerra avesse disumanizzato la società.

I corpi furono rimossi quella stessa notte e sottoposti ad autopsia, che confermò che Clara Petacci era morta per ferite da mitragliatrice. Successivamente fu sepolta segretamente per evitare ulteriori profanazioni. Anni dopo, le sue spoglie furono traslate al cimitero Maggiore di Venezia, dove riposano lontano dai riflettori pubblici che ne segnarono la fine.

L’esecuzione sommaria di Mussolini e Petacci, così come la violenza scatenata in Piazzale Loreto, solleva profonde questioni etiche e storiche. Non c’è mai stato un processo formale contro Walter Audisio o contro i mandanti delle esecuzioni. Morì nel 1973 senza essere ritenuto responsabile davanti alla giustizia. Per alcuni storici quell’atto era una necessità politica in un periodo di caos assoluto. Per altri, una macchia indelebile nella storia della liberazione italiana.

La figura di Clara Petacci continua a generare intensi dibattiti. Era semplicemente una vittima travolta dal suo amore ossessivo o una complice consapevole di un regime criminale? La sua vicinanza al potere, la sua influenza e i privilegi di cui godeva la collocano in una zona moralmente ambigua. Tuttavia, la sua morte pubblica, segnata da umiliazioni e violenza estrema, riflette anche la dimensione di genere nella vendetta politica, dove il corpo femminile diventa un campo simbolico di punizione.

Al di là della morbosità e delle polemiche, la storia di Clara Petacci offre lezioni fondamentali. Rivela come la cieca lealtà verso un tiranno possa portare alla distruzione personale, come il fanatismo prevalga sul giudizio critico e come, in contesti di guerra, il confine tra giustizia e vendetta possa pericolosamente confondersi.

Ricordare il loro destino non significa giustificare il fascismo o minimizzarne i crimini, ma piuttosto riflettere sulla necessità di difendere la dignità umana anche nei momenti di sconfitta e di resa dei conti. La caduta del regime di Mussolini è stata un passo essenziale verso la liberazione dell’Italia, ma la brutalità della sua fine ci ricorda anche che la violenza lascia cicatrici profonde nella memoria collettiva.

Clara “Claretta” Petacci è morta all’età di 33 anni, colta nella tempesta di un’epoca segnata dall’odio, dall’ideologia estrema e dalla guerra totale. Il suo corpo appeso in Piazzale Loreto divenne un’immagine indelebile del XX secolo. La sua storia, letta con distanza e obiettività, ci mette in guardia sui pericoli del culto del potere, della disumanizzazione del nemico e della fragilità della giustizia in tempi di caos.

In questa riflessione risiede il suo vero valore storico, come appello permanente a costruire società dove la memoria, l’educazione e il rispetto per la vita umana prevalgano sulla vendetta e sul fanatismo.